Scarlett rimase per un attimo...interdetta. Guardava Filth e Brom e poi la strada che dovevano aver preso gli altri, sbattendo gli occhi come se per quel breve attimo stesse facendo fatica a far collimare le cose.
"Alla faccia dei capricci..." le scappò a mezza voce mentre si riprendeva scrollando le spalle. "Giuro di non aver mai incontrato così tanti bambini dell'asilo in un così breve periodo." borbottò riferendosi palesemente anche al povero Vixiar.
"Bhe, la nostra missione è importante e mi pareva chiaro, ma se per loro non lo era abbastanza, allora meglio perderli, perchè io devo sapere su chi posso contare quando dovrò far pentire Raxxla di ogni singola azione che ha fatto." affermò la Rossa con il suo solito cipiglio deciso, "Non posso portarmi dietro gente che se si alza con il piede storto prende e se ne va, magari proprio nel momento peggiore. Le banderuole non sono un aiuto, io devo sapere chi ci copre le spalle per la nostra stessa sicurezza, e dato che tengo alla sicurezza di tutti voi, va benissimo così, facciano come credono."
Scarlett strinse la spalla a Kel-hatril con un bel sorriso a corredo. "Sono certa che Tabitha sa quanto le vuoi bene, e che non la abbandonerai."
Un altro sorriso in direzione dell'elfa, le lasciò la spalla, e tornò a guardare gli altri battendo le mani. "Bene, torniamo a noi. Abbiamo partecipato al gioco del mago -Thargon vuole solo compagnia, non è per nulla pazzo in senso cattivo, anzi -, e abbiamo guadagnato un portale che ci condurrà in un fienile abbandonato poco fuori Garada. Morgon e Tabitha stanno tenendo la porta che ci ha permesso di venire a chiamarvi, io direi di raccogliere tutte le nostre cose, passare il portale e riposare a destinazione in quel fienile."
E detto questo si diresse subito al giaciglio suo e di Issus per radunare tutto quanto. "Prendiamo ovviamente anche tutte le cose di Tabitha e Morgon."
Per lungo tempo, Ghino si era limitato a seguire il gruppo in silenzio in quella sequenza infinita di porte e stanze colorate.
Dopo i primi due o tre passaggi aveva perso ogni interesse al gioco del mago e si era pentito di essere entrato nella sua dimora, con una punta di ansia per il timore di aver perso un sacco di tempo.
Quando in un modo o nell'altro riuscirono a uscire, trovò di nuovo la voglia di partecipare: raccolse opale e pozione, segui gli altri all'esterno.
Il non trovare Kreena, Jean e Fenryr lo destabilizzò un po': ormai viaggiava da tantissimo con quella ragazza e ne avevano affrontate davvero di ogni colore. Anche se spesso non andavano d'accordo, si era abituato sia alle sue sfuriate che alle sue idee fuori dagli schemi.
"Avranno deciso cosi per il loro bene, non mi sento di giudicarli. Ognuno di noi è libero nelle proprie scelte, spero solo che stiano bene. Asterius, te li affido!" terminò guardando verso il cielo.
"Andiamo ragazzi, siamo stati anche troppo qui dentro. Forza, riprendiamo il cammino..."
Si incamminò con gli altri per andare a recuperare Morgon e Tabitha.
Il nano non fu sorpreso di non trovare Kreena.
«Quella ragazza è molto abile, sempre piena di iniziative, con un approccio che privilegia la furtività. Stare in gruppo era come mordere il freno. Sono certo che abbia scelto la via più adatta alle sue capacità per contribuire alla missione».
L'assenza degli altri tre invece l'aveva sorpreso molto. E temeva che avrebbero sentito particolarmente l'assenza di Indevar. Per quanto sempre silenzioso, era comunque un chierico, e di quelli non ce n'erano mai troppi, in un gruppo che si aspettava sanguinose battaglie. Per non parlare della loro utilità contro i non morti.
Si consolò pensando che fosse andato via anche Fenryr.
Per quanto utilissimo al gruppo con la sua spada scaglia ghiaccio, per quanto lo riguardava le sue scelte erano state troppo spesso moralmente inapprovabili.
«Pronto ad andare, ma stanotte non abbiamo ancora riposato. Propongo di farlo dall'altra parte del portale che ci ha aperto il mago».
[Haza] «Pronto ad andare, ma stanotte non abbiamo ancora riposato. Propongo di farlo dall'altra parte del portale che ci ha aperto il mago».
«Concordo», commentò Kel-hatril chiudendo la porta esterna dopo che anche l'ultimo del gruppo fu passato. «In effetti potrebbe anche essere un rischio, visto che non sappiamo di preciso cosa troveremo dall'altra parte, ma credo anch'io che sia inutile tergiversare: tanto prima o poi dovremo passare, a meno di non volercela scarpinare giù per tutta la montagna».
Detto questo, l'elfa scura accennò a fare un passo verso la macchia nera del portale. Un istante dopo, però, la mano di Brom, che appariva enorme chiusa attorno al braccio esile della maga, la fermò guadagnandosi così un'occhiata di fuoco da parte di Kel-hatril. «Perdonami la scortesia, mia signora», disse però il paladino senza scomporsi, «ma la tua vita vale assai di più della mia: sarà meglio che passi io per primo per assicurare un minimo di difesa contro eventuali brutte sorprese».
«Non sapevo che ci fosse in giro qualcuno la cui vita valesse meno della mia», replicò Kel-hatril a bassa voce. «Strano, credevo di essere io il membro più disprezzabile del gruppo».
«Almeno dal punto di vista della missione, mia signora, voi contate più di me», fu la replica di Brom nello stesso tono placido ma fermo di prima. «Se questo può compiacervi come spiegazione. Tuttavia, sia voi che io siamo qui per espiare delle colpe, oltre al fatto che la mia vocazione è pormi al servizio della missione e quindi anche di voi. Quindi, mia signora, voi valete assai più di me». Così dicendo si assestò lo scudo sul braccio e sguainò la spada, poi in tono cortese aggiunse: «Ed ora, con permesso...», e con un passo deciso si inoltrò nel portale.
Uno dopo l'altro, tutti i membri del gruppo a quel punto seguirono l'esempio del paladino e, pochi istanti dopo, si ritrovarono tutti dall'altra parte: a parte un po' di nausea passeggera, tutti apparivano ancora in piena forma.
«Questo non mi pare un fienile abbandonato», commentò Issus guardandosi intorno. In effetti il gruppo ora si trovava in una stanza quadrata abbastanza ampia, con il pavimento in terra battuta e le pareti ed il soffitto in robuste tavole di legno ben connesse le une con le altre, così da rendere impossibile vedere cosa c'era fuori, ed ovviamente anche viceversa.
Il portale dal quale erano usciti si trovava a metà di una parete e di fronte ad esso sulla parete opposta si trovava una robusta porta, senza serratura ma chiusa al momento con un paletto di ferro a mo' di chiavistello.
[NdG] Ho pensato di abbreviare un po' le cose e di lasciare da parte eventuali esitazioni da parte vostra davanti al portale di entrata...



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