[Haza] «Se arriviamo in anticipo, cosa potrebbe convincerla che siamo degni di fiducia e meritiamo il rischio di un incontro? Per farci aprire da lei, Maestra, è servita qualche parolina di Filth; ci sarà qualcosa che abbia la stessa importanza per quella persona?».
«Difficile dirlo», rispose Ulna. «Le "paroline" dette da Filth sono un primo segnale di riconoscimento che anche la persona là dentro conosce, anche perché altrimenti non avrebbe mai potuto entrare. Tuttavia, anche se quando le usiamo cerchiamo di non farci sentire da orecchie non autorizzate, non è possibile escludere che "altri" possano conoscerle e tentare di sfruttarle. Di conseguenza dubito che quella persona rinuncerebbe alla protezione di quel luogo solo in virtù di quelle paroline. Beh, a parte il fatto che difficilmente potrebbe perfino sentirle, con noi all'esterno di quel posto e lei chissà dove... perché voi sapete com'è fatto quel posto, vero? Se siete a conoscenza della poesia, immagino che abbiate anche visto il resto che la accompagna… VERO?!?». Quest'ultima parola fu seguita da un accordo tanto stridente che l'arpa apparve a tutti per un istante come un'arma inquietante ed assai pericolosa.
(NdG: eseguo per tutti un TS contro Terrore: Brom, Ghino, Issus, Morgon e Tabitha falliscono, balzano in piedi e si precipitano verso la porta)
«Fermatevi!», esclamò Ulna vedendo l'effetto del suono che aveva tratto dalla sua arpa e tornando subito al precedente arpeggio rilassante. «Volevo solo farvi capire che la scampagnata è finita: non si scherza con il luogo dove volete andare e si scherza ancora meno con il suo custode. Quindi ripeto: dove avevate trovato la poesia c'era anche dell'altro?».
Scarlett ascoltò con attenzione Ulna, limitandosi ad annuire in segno di approvazione quando Haza chiese se c'era possibilità e modo di far uscire Eudana dal suo luogo sicuro per non dover attendere il prossimo plenilunio.
La Rossa prese a tamburellare leggermente sulle braccia, segno che stava riflettendo come suo solito: anche se avessero trovato modo di convincere Eudana ad uscire, non era affatto sicura che fosse una buona idea, perchè si era rifugiata là per un motivo ben preciso, non certo per capriccio.
Lo stridio dell'arpa di Ulna le fece aggrottare la fronte e stringere le labbra in un moto di fastidio impossibile da nascondere, le dita si arpionarono alle braccia scoperte, piantando con forza le unghie mentre reprimeva l'istinto di allontanarsi a tutta velocità come avevano fatto altri del gruppo. Scarlett si voltò istintivamente verso Issus, sorridendogli leggermente come a dirgli che capiva la sua reazione e al tempo stesso rassicurarlo, poi tornò a prestare la sua attenzione a Ulna.
"Il disegno di un monte, di preciso è un'isola costituita da un monte che non si vede se non sotto il plenilunio. Sappiamo che il bardo leggerà il libro e sarà la nostra guida per accedere al luogo sacro, che dobbiamo avere fede - e credo si intenda in quello che stiamo facendo, nella nostra missione e che la guida sa quel che fa -, e che l'isola è protetta da un custode, che di base fa passare chi è degno, ferma chi non ha il permesso, ma non è un pericolo salvo si decida di disobbedire, cosa che non faremo." la Rossa cercò di riassumere le loro informazioni, quindi fece una pausa riflettendo ancora per pochi istanti prima di proseguire. "Ormai il plenilunio è passato, quindi a questo punto io opterei per raggiungere il posto o quantomeno le sue vicinanze appena possibile, questo perchè non sappiamo se troveremo intoppi lungo il percorso e non possiamo assolutamente permetterci di perdere un altro plenilunio. Poi: possiamo provare a far uscire la persona prima del tempo? Se ci viene qualche idea il tentativo si può anche fare, ma quella persona è là nascosta per un motivo, se esce rischia di subire un attacco da Raxxla o dai suoi scagnozzi, e non credo di voler rischiare la vita dell'unica persona che può dirci come trovare quello che ci serve per eliminarlo. Se potessimo far prima tanto di guadagnato, ma se per accelerare i tempi perdiamo l'unica che può aiutarci, consideriamo che forse il gioco non vale la candela."
Scarlett accavallò le gambe gettando una rapida occhiata all'esterno. "Una volta nella zona, potremmo anche tener d'occhio il posto, e se arrivasse qualcuno come quella stronza della Confraternita potremmo anche valutare di approntare trappole o qualcosa per liberarcene. Diciamo che se devo star là accampata per giorni, non la vivrei come una felice scampagnata, ma userei il tempo oltre che per valutare un contatto con la persona di nostro interesse, anche per scoprire se qualcuno ci segue o ci sono altri che stan tentando di trovare chi sappiamo. E valutare il da farsi."
Era sbalordito dalle capacità di Ulna. Stava iniziando a prendere consapevolezza di cosa voleva dire essere un bardo. O forse stava solo scalfendo la superficie della cosa.
Non stava seguendo molto della discussione, era completamente assorto dalla musica, era concentrato dai movimenti delle dita di Ulna. Era rapito dalla grazia di quelle dita e da quello che producevano con quello strumento.
La nota stridula lo colse completamente alla sprovvista facendolo sobbalzare sulla sedia di paura. Il suo sguardo si rivolse a Tabitha per assicurarsi che stesse bene. La voce di Ulna di raggiunse sulla porta e la musica calma fece il resto.
Morgon si sedette e si riprese, poi prese la parola e raccontò a Ulna dove aveva trovato il libro ed i risultati dell'analisi magica di Tionisla. Non nominò mai la parola Kan-Thor.
"Conosco il nome di quel luogo, ma non lo pronuncerò ora. Potrebbe essere utile?"
[Morgon] "Conosco il nome di quel luogo, ma non lo pronuncerò ora. Potrebbe essere utile?"
«Non più che tanto», replicò Ulna. «Dimmi piuttosto che aspetto ha quel luogo: se ne sai il nome, dovresti sapere anche quello. In ogni caso», riprese rivolgendosi verso Scarlett, «sono d'accordo con te: meglio andare sul posto, senza troppo dare nell'occhio, e una volti giunti là vedere il da farsi». Una breve pausa e poi aggiunse: «Suggerirei di passare qui la notte e domani partire appena pronti».
Ulna si soffermò a riflettere per qualche istante e poi rivolgendosi a Filth chiese: «E tu, vecchia puzzola, non è che potresti provare a rivolgerti a quel tuo strano dio senza nome e vedere se sarebbe disposto a darci una mano per entrare in contatto con la persona che abita nel posto dove intendiamo andare?». Si concesse un ghignetto ironico prima di aggiungere: «È il dio più bislacco che si sia mai visto, ma in fondo non possiamo escludere che possa accettare di immischiarsi nelle faccende di quaggiù: a volte lo fa, e ne sia la prova che tu, che eri il peggior contadino mai vissuto, oltre che un ladro, un ubriacone ed anche un assassino, sia finito per diventare il suo chierico preferito».
«Dannata pettegola», bofonchiò Filth agitandosi a disagio sulla sua sedia. «Perché non ti limiti ad usare la tua voce per cantare, invece che spiattellare le faccende altrui?». Sempre più a disagio infine si arrese: «E comunque sì, è vero, una volta uccisi un uomo, ma fu in una rissa ed eravamo tutti sbronzi, compreso il morto». Chinò il capo. «Però devo ammetterlo: ho un omicidio sulla coscienza».
[Haza] «Com'è che finiva esattamente quella predizione? Era qualcosa tipo che il terribile custode non farà passare chi ci prova senza meritarselo. Se uccidere da sbronzi ti fa perdere il 'merito', potrebbe non poterci seguire là dentro».
Filth accennò a rispondere alla stoccata di Haza, ma fu prevenuto da Ulna. «Aspetta, vecchio mio, risponderò io al nano, visto che in quel luogo ho avuto varie volte occasione di entrare», intervenne. «Non essere così pronto ad esprimere giudizi, nano, poiché nessuno può dirsi esente da colpe: d'altronde, c'è chi meriterebbe la morte, eppure vive, e chi meriterebbe la vita, eppure muore troppo presto. Tu stesso, dimmi, hai mai ucciso? E i tuoi compagni? E sai tu già a priori se il fatto stesso di uccidere possa o no discriminare chi può o non può entrare? Magari tu pensi "ma io nell'uccidere ero nel giusto", ma chi sei tu per definire il giusto e lo sbagliato? Solo gli dei possono farlo. Non tu. Nemmeno io, sebbene la mia quasi cecità mi dia una sorta di seconda visione. Oltre a quella di Filth, io qui percepisco l'aura di due altre persone che, dopo aver toccato il fondo dell'abisso, si stanno adoperando per risalire: sento il loro impegno, la loro fede nel successo, intuisco il cammino che hanno già percorso. Secondo me, non è affatto scontato che il costude neghi loro l'accesso. E sai perché? Perché credo che ciò che conta per il custode non sia il passato, ma l'intenzione profonda, sincera verso il futuro».
«In effetti non so se la bilancia sulla quale il mio dio sta pesando le mie azioni sia ancora dalla parte del Male o se abbia raggiunto almeno l'equilibrio, ma ho fede nel suo giudizio: sono certo che non sarà indulgente, ma sarà equo», aggiunse Filth a bassa voce. «E comunque non importa che io in particolare possa entrare oppure no ma che almeno uno di voi possa farlo, così da poter conferire con la persona che si trova là».
Il nano squadrò Ulna mentre ascoltava il suo intervento, ma ascoltò anche Filth prima di rispondere.
«Mi spiace se è sembrato un giudizio, temo di non essere bravo a parlare quanto voi, Maestra. La mia era solo una ipotesi, e ho espresso le mie preoccupazioni».
Toccò l'arma che aveva la fianco.
«Ho ucciso, è vero; pesano tutte le vite che ho preso. E qualcuna pesa anche perché non l'ho ancora presa, poiché ci sono responsabilità che vorrei conoscere e portare a incontrare le mie armi. Ma sono certo di non aver mai detto di meritare l'accesso a quel luogo, per il semplice motivo che di questo dubito io stesso, proprio perché la giustizia, e la vendetta, non sono chiaramente distinti nella mia anima. E' vero, forse è sembrato che includessi anche me quando ho detto 'accompagnarci', ma non intendevo me specificamente. Intedevo che, forse, non potrà accompagnare chi del gruppo sarà trovato degno. Chiedo scusa di nuovo per essermi espresso in questa maniera».
Scarlett annuì in risposta a Ulna. "Perfetto, allora per questa giornata riposeremo qui, e domattina partiremo per dirigerci alla nostra meta." un sorriso di soddisfazione le piegò le labbra, quindi spostò la sua attenzione sul discorso che stava avvenendo riguardo il guardiano e Filth.
Quando Ulna disse che altre due persone tra loro erano state nell'abisso ma si stavano impegnando per risalire, istintivamente la Rossa si voltò cercando prima Issus - a cui regalò uno dei suoi sorrisi più luminosi -, e poi Kel-hatril a cui dispensò un bel sorriso corredato da un cenno di approvazione e uno sguardo che diceva "Stai percorrendo bene la tua strada, arriveremo in fondo insieme."
"Tutti noi abbiamo ucciso, in un modo o nell'altro, non credo appunto che sarà questo il metro di giudizio del guardiano, quanto quello che ci muove, le nostre motivazioni e intenzioni." la maga sospirò alzando leggermente le spalle. "Ma in ogni caso, come ha detto Filth, l'importante è che almeno uno di noi ottenga il permesso. Se qualcuno di noi resterà fuori però dovrà stare ancora più attento, quindi approfitteremo del tempo che ci separerà dal momento di andare anche per predisporre la zona in modo sicuro per chi potenzialmente non andrà."


























