giovedì 24 settembre 2026

SeTTiMaNa - 37 - 38 - 2026

SCARLETT - 16/09
Scarlett doveva ammettere che non si sarebbe mai aspettata di essere accolta da quel suono così stridente fuori dalla porta di un bardo famoso come Ulna, però doveva ammettere che poteva essere un buon modo per allontanare possibili scocciatori, che con ogni probabilità era stato proprio l'intento della maestra di Bardell, tant'è che non appena aveva capito chi ci fosse fuori - prima l'allievo e poi qualcuno che conosceva il motto dei Cantori -, il suono fastidioso aveva lasciato il posto all'invito ad entrare.
Scarlett passò la porta a passo deciso e con un ampio sorriso rivolto alla padrona di casa, quindi prese posto su una sedia tra quelle più vicine a quella di Ulna, facendo cenno a Filth di prendere posto al suo fianco in quanto capo della loro missione, nonchè motivo per cui Ulna li aveva fatti entrare senza battere ciglio.
Il bardo recuperò un'arpa diversa da quella che aveva usato poco prima e si accomodò a sua volta iniziando a suonare una melodia rilassante.
"É un piacere incontrarla, Ulna. Io sono Scarlett." si presentò la Rossa sorridendo nuovamente. "Ci dispiace essere piombati qui così all'improvviso e senza alcun preavviso, ma siamo in viaggio per una missione molto importante e, a dire il vero, non abbiamo molto tempo a disposizione. Mi permetterò quindi di fare un rapido riassunto, giusto per spiegarle la situazione." fece una piccola pausa accavallando le gambe, del tutto a suo agio. "Non molto tempo fa siamo stati contattati dal Conte Bryosk che ci ha chiesto di occuparci di un grande male che alberga a nella fortezza di Mayraberd, e che se lasciato agire indisturbato diventerà un problema per tutto il Karameikos. Filth si è unito a noi come capo della nostra missione, e con lui abbiamo affrontato il viaggio fino da Tionisla per avere aiuto da lei, in quanto siamo in possesso di un libro che può condurci da qualcuno che è nascosto su un monte invisibile, e questi è in grado di darci informazioni su Raxxla, il nemico che dovremo affrontare. Una volta giunti da Tionisla lei ci ha aiutato e abbiamo ricevuto una poesia, che conteneva le indicazioni per giungere a questa persona, e queste iniziavano con:  
Con cuore saldo l'eroe la soglia varcherà,
al lago con due isole alfine giungerà.
Nel borgo antico il bardo cieco siede,
sapiente guida per chi in lui ha fede.
Ed eccoci qui."
Scarlett scrollò piano le spalle. "Questa ovviamente è la premessa in breve, la poesia continuava e sono certa che poi Morgon avrà piacere di recitarla per voi. Il sunto comunque è che il passaggio per il sacro monte sarà visibile con il plenilunio, e prima raggiungeremo Eudana, prima potremo andare a Mayraberd, ma per farlo ci serve il vostro aiuto."
La maga lasciò un attimo sedimentare le informazioni che aveva cercato di riassumere al meglio possibile senza perdere tempo, poi però le venne in mente un'altra cosa di fondamentale importanza. "Ah, una cosa: noi non siamo gli unici a voler andare a Mayraberd. A La Soglia abbiamo incontrato gente parte della Confraternita che sembrano disposti a tutto pur di accaparrarsi il titolo di quelli che han salvato il Karameikos." il tono di Scarlett la diceva lunga su cosa pensasse di quei tizi. "Sinceramente credo che non gliene freghi niente del Karameikos e di tutti i suoi abitanti, ma tant'è. Non sono comunque gli unici che magari potrebbero arrivare qui, soprattutto se in qualche modo ci han seguito, almeno per un pezzo, dato che poi abbiamo scambiato un po' di compagnia con un passaggio celere per questo posto. In ogni caso, volevo solo avvertirla di questa possibilità, credo che lei si perfettamente in grado di difendersi, ma avvisare mi sembrava il minimo nonchè doveroso."


DUNGEON MASTER - 16/09
Ulna sorrise e poi rispose: «All'improvviso? Beh, sì, siete arrivati all'improvviso. In effetti, quasi non ci speravo più. Ma senza preavviso? No, non direi proprio». Fece una breve pausa. «In poche parole, stavo aspettando che qualcuno prima o poi arrivasse. Anzi,
meglio prima che poi vista l'urgenza della missione. Della situazione a Mayraberd ero già al corrente, ma speravo che, chiunque fosse arrivato, non sarebbe giunto alla mia porta proprio il giorno dopo il plenilunio: il problema è che per arrivare là dove si trova la persona che hai
nominato... meglio evitare di fare nomi, non si sa mai... ci vuole una decina di giorni di viaggio, come minimo. Io conosco la strada, ovviamente, e vi ci posso condurre anche se è già da parecchio tempo che nessuno ne aveva avuto bisogno. L'ultima persona, guarda caso, fu proprio quella che ancora adesso si trova là e che voi dovreste andare a consultare».

«C'è un problema, però», aggiunse poi, «ed è che anche se io posso farvi raggiungere il posto giusto, fino al prossimo plenilunio non potreste vederlo, né vederne l'accesso più di quanto possa farlo io», e così dicendo fece un rapido cenno in direzione dei suoi occhi, «con la differenza che io alla mancanza di vista ci sono abituata e voi no, il che vuol dire che, una volta arrivati lì, sareste ancora come al punto di partenza. Insomma, mi par di vedere un problema». Si soffermò un attimo prima di riprendere: «A parte aspettare il prossimo plenilunio, l'unica altra via potrebbe essere andare comunque là il prima possibile e, una volta arrivati, comunicare con la persona che cercate e provare a convincerla ad uscire per incontrarvi. Tuttavia, se si è rifugiata proprio là, non è detto che quella persona osi uscirne, anche se solo di pochi passi: potrebbe temere che la sua presenza a quel punto potrebbe
venire rivelata e subire un attacco in qualsiasi momento». Sospirò. «Tuttavia, non vedo che altra soluzione ci possa essere». 


HAZA - 16/09
«Se si arriva in anticipo si è arrivati anche sia in orario che in ritardo. Se si arriva in ritardo non si può arrivare né puntuali né in anticipo».  
Haza citò la tiritera che il nonno gli recitava ogni volta che dovevano incontrarsi per andare a pesca.
«Se arriviamo in anticipo, cosa potrebbe convincerla che siamo degni di fiducia e meritiamo il rischio di un incontro? Per farci aprire da lei, Maestra, è servita qualche parolina di Filth; ci sarà qualcosa che abbia la stessa importanza per quella persona?». 


 
Ed ora non mi resta che salutarvə e darvə appuntamento...

...al prossimo incontro!

giovedì 10 settembre 2026

SeTTiMaNa 35-36 - 2026

HAZA - 16/09
Haza si voltò verso gli incantatori del gruppo, che al risveglio avevano preso a sfogliare i loro libri. Sembravano aver smesso quella attività durante l'assenza di Ghino.
Il nano impugnò la balestra e verificò che avesse i due dardi incoccati.
«Allora si va. Siamo pronti a seguirti». 


SCARLETT - 16/09
Ghino si occupò di controllare i dintorni e, per fortuna, tornò con buone notizie, anche Bardell diede un'occhiata per aver conferma della strada e della loro posizione, e una volta appurato che nel giro di massimo un'ora sarebbero stati a Garada, si apprestarono tutti ad uscire.
"Ottimo, allora andiamo e speriamo che la tua maestra non abbia cambiato residenza." scherzò la Rossa con un ampio sorriso uscendo all'aria aperta.


DUNGEON MASTER - 16/09
[Scarlett] "Ottimo, allora andiamo e speriamo che la tua maestra non abbia cambiato residenza." scherzò la Rossa con un ampio sorriso uscendo all'aria aperta.

Il tragitto fino a Garada fu praticamente una scampagnata: tempo bello, temperatura abbastanza gradevole, una leggera brezza, contadini al lavoro nei campi, il lago sempre in vista con varie barche di pescatori al largo. Una scena decisamente bucolica.

Una volta giunti alla porta del borgo, una guardia riconobbe la loro guida e salutò: «Ehilà, Bardell, tanto che non ti fai vedere da queste parti, nevvero? Ti esibirai alla taverna stasera? Magari insieme alla tua maestra?».

Bardell rispose stringendosi nelle spalle: «Dipenderà da lei, suppongo. Abita sempre nella stessa casa, sì?».

«Sempre là», confermò la guardia, «e sempre da sola: nemmeno un ragazzo ad accompagnarla quando esce. Giusto una brava donna la aiuta di tanto in tanto nelle pulizie. Proprio non capisco come faccia a vivere così, senza vederci per nulla. Ma la sua voce... ah, la sua voce!... è stupenda come sempre. E come tocca le corde del suo liuto, poi... Per fortuna che ha quelle doti, perché se non fosse che ogni tanto arriva qualcuno da fuori apposta per ascoltarla cantare mi sa che dovrebbe vivere della pubblica carità. I gentiluomini che vengono in visita però pagano profumatamente, o almeno così si dice in paese, e questo le risolve il problema della pagnotta. Ma come faccia a stare da sola, senza nemmeno vederci da qui a lì, beh, questo proprio non lo capisco...», concluse l'uomo scrollando la testa con aria di disapprovazione.

«Beh, sai, non è che non ci veda proprio per nulla», precisò Bardell, «è piuttosto come se avesse un fitto velo davanti agli occhi, così riesce a vedere delle vaghe ombre almeno quando qualcosa si muove davanti a lei, soprattutto se in piena luce. Il suo problema è quando la luce è scarsa. Però rimedia con gli altri sensi, specialmente l'udito, che ha finissimo, il tatto e, credimi o no, l'olfatto: riesce a fiutare gli odori e perfino le correnti d'aria meglio di qualsiasi segugio e così più o meno se la cava». Così dicendo accennò ad avanzare aggiungendo: «Ed ora, se non ti dispiace, vorrei andare a salutarla, dopo così tanto tempo».

La guardia si fece da parte ed il gruppo poté inoltrarsi nel borgo, dirigendosi verso la residenza di Ulna, il bardo cieco. 


HAZA - 16/09
Dopo la trappola dei goblin, i combattimenti nella caverna, l'assurda notte passata nel labirinto del mago e l'abbandono di alcuni compagni, un tragitto finalmente senza problemi permise ad Haza di rilassare un po' la tensione. 
Data l'evidente assenza di pericoli imminenti, il nano si concesse di procedere senza le armi spianate. Il timore di qualche imprevisto che complicasse la missione continuava tuttavia a fare capolino di tanto in tanto nella sua testa. Solo la cordialità della guardia nei confronti di Bardell pose fine a quel pensiero.
Ma ne sopraggiunse un altro, perché superare quella soglia significava che presto qualcuno di loro avrebbe dovuto affrontare una prova in cui sarebbe stata scrutata la loro anima... e il nano non si sentiva per niente pronto.

Si ripetè la regola dettata dal bardo.
«Davanti alla maestra, nessun accenno alla sua condizione. Ma come ci rivolgiamo a lei? Dobbiamo chiamarla Maestra anche noi?». 
Haza era incerto se quello fosse un titolo riconosciuto ai grandi bardi, oppure se solo i suoi studenti e discepoli potevano chiamarla così.


SCARLETT - 16/09
La strada fino a Garada si rivelò assolutamente piacevole, cosa che contribuì a rendere Scarlett di ottimo umore. La Rossa procedeva a fianco di Issus, sorrideva e chiacchierava allegramente con tutti parlando del più e del meno; era un momento di tranquillità che avrebbe fatto bene a tutti loro. Anche Boo aveva fatto capolino dalla sua sacca, e dopo aver ottenuto il benestare della padrona, era schizzato a terra, correndo come un matto qualche metro davanti a loro. Inseguiva lucertoline e farfalle, per poi tornare indietro con aria tronfia neanche avesse sconfitto una preda pericolosissima. Le prime volte era corso da Scarlett, poi era andato a salutare anche gli altri, si era fermato leggermente indeciso quando era toccato a Kel-hatril, ma poi aveva deciso che se la sua padrona era tranquilla, poteva esserlo anche lui. Un'ultima corsa, ultimo infarto per un povero passerotto, e poi era tornato trotterellando dalla maga, per poi cambiare idea e andare a piazzarsi sulla spalla di Tabitha, tanto per cambiare un po' il panorama.
"Comportati bene, Boo, intesi? E non darle fastidio!" lo aveva redarguito bonariamente la Rossa con un ampio sorriso all'elfa.
"No, no, nessun fastidio Scarlett!" aveva prontamente assicurato Tabitha, contenta come una bambina che il furetto della maga volesse stare un po' con lei.
Quella giornata era partita bene per l'elfa, che sembrava incapace di smettere di sorridere mentre camminava a fianco di Morgon verso la loro destinazione. Sapeva bene che i pericoli non erano finiti anzi, forse ne avevano affrontati solo una minima parte, ma quando arrivavano quei momenti di pace era pronta a coglierli e goderseli fino alla fine. Era felice. Nonostante la missione, nonostante sapesse che la sua famiglia poteva ancora tornare a chiedere il conto, lei era felice come non si era mai concessa di esserlo.

Arrivati alle porte della città vennero fermati da una guardia che però riconobbe Bardell, e dopo qualche convenevolo, li lasciò passare. 
Scarlett passò salutando con un cenno e un sorriso l'uomo, ancora più intrigata all'idea di conoscere Ulna che, a quanto pareva, oltre ad essere un bardo incredibilmente bravo, aveva anche delle doti decisamente sopra la media per compensare la sua quasi totale cecità. Era sicuramente una donna interessante.


MORGON - 16/09
Il sorriso era il segno distintivo di tutti loro nel procedere lungo il sentiero che dal fienile scendeva più in basso. Morgon mascherava, dietro il sorriso di serenità e della piacevole sensazione di camminare con Tabitha per mano, la tristezza per i compagni lasciati indietro e la preoccupazione di incontrare la maestra di Bardell. Stava cercando di recuperare dalla memoria tutto quello che poteva essergli utile..

"Eudana"
"Kan-Thor"

Seguito dalla parole che gli erano rimaste impresse nella mente come mai prima d'ora era capitato.

Con cuore saldo l'eroe la soglia varcherà,
al lago con due isole alfine giungerà.
Nel borgo antico il bardo cieco siede,
sapiente guida per chi in lui ha fede.
Non sempre chi ha la vista sa vedere,
ma talvolta anche il cieco può vedere:
del Nord il libro il bardo leggerà
e dall'antiche pagine il dovere suo saprà:
con passo sicuro la guida diverrà
di chi al sacro monte accedere dovrà.
Di infinite gocce è la natura del mare,
di granelli di sabbia il deserto appare:
l'occhio inganna e la mente scherma,
il passo è sicuro se la fede è ferma.
Nel plenilunio ciò che esiste è rivelato,
il sacro monte altrimenti è occultato.
Il custode crudele non perdonerà
chi di passar oltre senza merito oserà.

Fece un respiro e passò oltre le guardie.


DUNGEON MASTER - 16/09
[Haza] «Davanti alla maestra, nessun accenno alla sua condizione. Ma come ci rivolgiamo a lei? Dobbiamo chiamarla Maestra anche noi?».

«No, non è necessario: Ulna andrà benissimo», rispose Bardell. «Non che questo vi vieti di chiamarla Maestra, naturalmente, ma scegliete voi. E comunque, non è una persona che ami le formalità».

Detto questo, Bardell si incamminò verso la casa di Ulna, che in effetti, stante le limitate dimensioni del borgo, raggiunsero in pochi minuti. Si trattava di un edificio ad un solo piano, tenuto bene ma senza fronzoli o decorazioni inutili, circondato da una bassa staccionata di legno e con un piccolo giardino che riempiva lo spazio fra la recinzione e la casa vera e propria: curiosamente, non si trattava tanto di un giardino fiorito quanto di una raccolta di piante ed erbe aromatiche, così da riempire l'aria di una piacevole fragranza anche in quel periodo di fine estate.

Varcato il cancelletto, il gruppo si radunò davanti alla porta e Bardell alzò il pugno per bussare ma, prima che potesse farlo, dall'interno della casa provenne un suono di arpa in accordi sgradevolmente discordanti: nel giro di pochi istanti tutti vennero colti da un senso
di inquietudine tale da portarli a desiderare di andarsene il prima possibile.

«Maestra! Sono io, Bardell!», esclamò il bardo con voce turbata. 

Il suono cessò. «Bardell? Che ci fai qui, dopo tanto tempo?», chiese una voce femminile dal timbro di contralto. «Sei finalmente riuscito a padroneggiare la Scala Empatica di Davies, spero! Era per questo che ti avevo cacciato via, a percorrere le strade del mondo, se non ricordo male».

Bardell fece una faccia imbarazzata. «No, Maestra», ammise. «Ora riesco ad eseguirne tutte le note correttamente, ma ancora non riesco ad ottenere l'effetto empatico».

«E allora cosa ci fai qui?», insistette Ulna.

«Sto conducendo da te un gruppo di persone che desidera incontrarti», spiegò Bardell. «Pare che abbiano una missione da compiere». 

«Pfui!», fu tutta la risposta dall'interno della casa.

«Permetti, amico Bardell», disse Filth facendosi largo fra i compagni fino ad arrivare alla porta. «Affinché il Canto non abbia mai fine», disse con la bocca molto vicina al legno della porta in modo di poter tenere la voce abbastanza bassa. 

Un istante dopo la porta si aprì bruscamente. «Entrate», disse la donna facendosi di lato.

Ulna, perché di lei ovviamente si trattava, era una donna alta e magra, di età fra i quaranta ed i cinquanta, dalla carnagione olivastra e con lunghi capelli sciolti sulle spalle, un tempo neri ed ormai brizzolati, pettinati semplicemente con una scriminatura centrale; vestiva in
maniera semplice, con una casacca marrone chiaro ed una lunga gonna di un tono un poco più scuro; in vita portava una striscia di velluto nero decorato con perline colorate ed al collo aveva una collana di grosse pietre tonde di un colore lattiginoso, ma non portava né anelli, né braccialetti. Due cose in particolare colpivano in lei: gli occhi, offuscati al punto che a malapena si riuscivano ad intuire le iridi, e le mani grandi, dalle palme larghe e dalle dita lunghe ed affusolate.

Il Bardo Cieco chiuse la porta dietro l'ultimo entrato, senza la minima incertezza come se avesse visto con precisione il suo passaggio, e poi fece un ampio gesto di invito: «Accomodatevi pure dove preferite, tranne che su quella sedia», disse indicando una sedia imbottita priva di braccioli e con davanti una panchetta per appoggiare il piede mentre
suonava.

Ad una prima occhiata la stanza appariva ampia, ordinata ed in penombra, con un angolo cucina da un lato, una specie di salottino dall'altra e sul fondo due porte, verosimilmente verso una o due stanze da letto. Su una grande scaffalatura si trovavano parecchi strumenti musicali, a corda, a fiato ed anche a percussione. Su un tavolo invece si trovavano
numerosi fogli di pergamena in pile ordinate ed il materiale per scrivere. Varie sedie si trovavano disposte di fronte a quella destinata ad Ulna, creando una specie di platea.

La donna si diresse verso la scaffalatura, posò con cura al suo posto l'arpa che aveva appena usato come strumento di difesa e ne scelse un'altra, poi andò a sedersi al suo posto ed iniziò a pizzicare delicatamente le corde, riempiendo la sala di un'armonia sottilmente
rilassante.

«Vi ascolto», disse finalmente. 


HAZA - 16/09
«Grazie». 
Il nano accolse l'invito a sistemarsi sulle sedie e si diresse verso la più lontana di quelle libere, per non intralciare con l'ingombro che lui e la sua armatura di ankheg rappresentavano. 
Una volta seduto, si tolse i guanti di chitina, poggiandoli a terra sotto la sedia.
 
«Vi ascolto», disse finalmente.

Haza restò in silenzio, guardando a turno Filth e Scarlett, certo che avrebbero preso la parola, com'era per sua fortuna nel ruolo del primo e nel carattere dell'altra.
 

Ed ora non mi resta che salutarvə e darvə appuntamento...

...al prossimo incontro!